ARRECREA

VITA DELLE COSE

15 giugno 2015

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In questa riflessione prendo spunto dall’interessante argomentazione di Remo Bodei nel libro La vita delle cose (Laterza, 2009) nella quale si fa distinzione tra “oggetto” e “cosa”. La parola cosa deriva dalla contrazione del latino causa, ovvero ciò che riteniamo importante tanto da mobilitarci in sua difesa. Così secondo Bodei se gli oggetti sono contrapposti al soggetto cui “obiettano” un ostacolo, superato rendendoli servibili al possesso e all’uso, le cose implicano un legame affettivo con il soggetto, riuscendo a oltrepassare la loro entità inerte e strumentale.

La cosa sarebbe dunque un oggetto che va oltre la propria materialità, che si è arricchito di significato nello stabilire una relazione con il soggetto. La vitalità delle cose sembrerebbe rispondere convenientemente all’esigenza progressivamente manifesta nella società occidentale del ricercare soluzioni economiche non più fondate sul ciclo lineare possesso-rifiuto, quanto su quello circolare del riuso. Una  cosa o un materiale riutilizzati assumono infatti un senso che travalica l’oggettività, acquisendo un sovrappiù di significazione nello stabilire un valore risarcitorio nei confronti di errori e scelte del passato, rimandando ai concetti di recupero (di ciò che si è perduto) o di riparazione (di ciò che si è rotto), con chiaro riferimento ad un equilibrio non più presente. In questa transustanziazione che mette a valore le cose separandole dai concetti di merce e consumo, emergono altri contenuti, tracce, simboli. Una stratificazione di significati che si deposita sulle cose rendendole al pari di tronchi caduti in mare su cui abbiano attecchito nuove piccole vite.

Nel campo dell’arredo, Riva 1920 un’azienda artigiana italiana, riesce con i propri manufatti a compiere qualcosa del genere nel creare non oggetti di design, ma “cose” vive corredate di un proprio racconto. Mi soffermo in particolare sulla collezione Briccole, che prende il nome dai pali di quercia utilizzati nella laguna veneziana per indicare le vie d’acqua alle imbarcazioni e segnalare la bassa marea. Le briccole di Venezia vengono periodicamente sostituite quando il tempo e le maree le corrodono rendendole disponibili a una seconda vita. Riva 1920 sfrutta appieno le potenzialità di un materiale di recupero, senza cancellarne la storia: le briccole nel loro lungo permanere in acqua divengono approdo e rifugio per piccoli molluschi che scavano cunicoli di forma serpeggiante, i quali conferiscono al legno un aspetto caldo e permeabile. Gli arredi che vengono creati da questo legno non lo rendono semplice materia prima modellata, ma lo mostrano tal quale, nell’irripetibilità di ogni singolo segno.

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Come nell’antica tecnica giapponese del kintsugi che utilizza oro liquido per riparare ceramica o porcellana rotte, anche per i mobili Riva è sottesa un’idea di rinascita. Una nuova creazione che non scaturisce da materia neutra ma porta le cicatrici di una vita precedente, ciò che la trasforma da oggetto in cosa. Un vaso ricomposto dai propri frammenti col metallo fuso o un tavolo che mostri i segni degli organismi che ne hanno abitato le fibre si sono ugualmente arricchiti di significato, divenuti preziosi perché unici e irripetibili prodotti del caso e della necessità del riuso.

Utilizzando le parole di Bodei: “La trasformazione degli oggetti in cose (…) presuppone anche una sviluppata abilità nel risvegliare memorie, nel ricreare ambienti, nel farsi raccontare storie e nel praticare sia la ‘nostalgia chiusa’, che si ripiega in se stessa nel rimpianto di ciò che si è perduto, sia la ‘nostalgia aperta’, capace di elaborare positivamente il lutto della perdita (…) Nella nostalgia aperta le cose non sono più sottoposte al desiderio inappagabile di ritorno a un irrecuperabile passato, non aderiscono al sogno di modificare l’irreversibilità del tempo, di rovesciare o perpetuare la sequenza di quegli eventi che si presentano una sola volta per tutta l’eternità, ma sono diventate veicoli di un viaggio di scoperta di un passato carico anche di possibile futuro.”

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