allestimento, curatela

CORPOCELESTE

CORPOCELESTE

è stata esposta presso la galleria APIS+ di Benevento dal 10 giugno al 4 novembre 2023

Fotografie e installazione: Errico Baldini 

Allestimento, curatela, testo: Taryn Ferrentino

Installazione sonora: Giulio Vetrone

L’immagine panorama della Dormiente si offre solo a chi provenga da est. È la condizione affinché le moli calcaree dei monti Pentime, Caruso, Camposauro e Taburno si dispongano nella sequenza ininterrotta che conforma un paesaggio che può esistere solo nella mente, bidimensionale, topologicamente incoerente, senza territorio, senza morfologia. Eppure il presupposto perché la figura appaia nella sua interezza è necessariamente la lontananza: soltanto uno sguardo distante vede la donna distesa, come se questa volesse concedersi esclusivamente a chi debba orientarsi per tornare a casa. Per chi vive su quei versanti montuosi la visione piana percepita da lontano si agglutina alla dimensione personale per ispessirsi nel volume di un paesaggio-corpo abitato. 

Errico Baldini (EB) vive sulle montagne della Dormiente, da quel paesaggio-corpo si è fatto incorporare e si è lasciato modellare fino a farlo diventare la matrice di ogni propria percezione, memoria, pensiero e immaginazione. Da anni conduce un’esplorazione inesausta dei luoghi che abita, a tratti labirintica, che lo porta a ricalcare più volte i suoi passi alla ricerca dell’intensità più che dell’esaustività. La sua osservazione è praticata col corpo oltre che con lo sguardo giacché non insegue un punto di vista quanto una postura da assumere per pensare il paesaggio, per pensarsi come parte di esso. È la conferma di un’appartenenza che si rinnova ogni volta che percorre e ripercorre gli stessi luoghi. Il suo andare assomiglia a un paradosso di Zenone più che a una traiettoria: non muove da un punto ad un altro, ma scala le dimensioni dell’osservabile, dalle anfrattuosità di un frammento alla vastità di una montagna e ritorno, alla scoperta dei limiti del narrabile. Per lui, lo stare al mondo si interseca con la narrazione del mondo attraverso la fotografia, autobiografia e geografia coincidono. Con le immagini EB compone una geografia dispersiva che non mira alla costruzione di una carta, ma a immaginare rotte per le esplorazioni successive, alla ricerca di arcipelaghi di osservazioni possibili. Il suo paesaggio non è mai catturato, mai definitivo, mai neppure finito, si offre invece come un esercizio di co-creazione con chi lo guarda. Se il suo errare generasse mappe non potrebbero che essere incoerenti, disomogenee, clastiche come le rocce della sua montagna. Mappe lacunose che non servono a trovare ma a perdersi, che abbondano di spazi indecisi ancora da pensare.

Corpoceleste non è una mappa e se lo fosse sarebbe una mappa irreale di quelle che si disegnano per ritrovare un tesoro, dove i punti di riferimento non sono espliciti ma c’è bisogno di un codice per poterli decifrare. Corpoceleste è una narrazione in forma di diario intimo, una personalissima geografia per immagini del paesaggio-corpo della Dormiente. Il titolo si richiama al libro di Anna Maria Ortese (Corpo Celeste, Adelphi 1997) cui il progetto fotografico fa riferimento anche per il comune sentimento di appartenenza alla Terra come “realtà, più vasta e inconoscibile, con la quale sembrerebbe necessario, per rinnovarsi, confrontarsi ogni tanto“. L’esposizione propone un attraversamento nella geografia affettiva dell’autore, mentre si scalano le dimensioni del percepibile: l’installazione, visibile per intero soltanto a distanza, ripropone la relazione con il territorio della Dormiente mediata dalla lontananza, progressivamente avvicinandosi la figura bidimensionale che penetra lo spazio sfugge alla visione sinottica e impone al visitatore una modalità di fruizione corporea, conoscere camminando. Soltanto così il paesaggio, oltre che con la vista, entra in risonanza con gli altri sensi di chi lo percorre, per innescare una memoria e un pensiero in grado di connetterlo a ciò che lo circonda. La superficie del paesaggio-corpo accoglie frammenti di quella materia vegetale che origina la terra, un richiamo al continuo processo di decomposizione e rigenerazione del vivente, su di essa si innestano gli sguardi che EB ha fissato nell’andirivieni instancabile fra la contemplazione del tutto e l’affezione al particolare.

Solo dopo aver percorso il corpo della Dormiente come in un cammino iniziatico, si accede a uno spazio nascosto dove sono custoditi oggetti, fotografie e suoni esposti come reperti che affiorano da un altro tempo e da un altro modo di guardare. Qui è rappresentata l’urgenza narrativa che l’autore avverte nei confronti di una dimensione del mondo terreno che a tratti lo trascende, di un aspetto meno concreto che in filigrana intesse azioni e cose. Qui immagini e oggetti raccolti in tempi dispari raccontano con pari intenzionalità una realtà in bilico fra il rilevato e il rivelato, la parte di effettività che si incontra al di là del mondo materiale: quella dimensione soprasensibile, fenomenale o magica che oltrepassa l’oggettività pur contribuendo a significarla. Qui si incontrano manifestazioni del visibile che si mostrano come visioni: oggetti apparentemente inerti che si attivano con una frase o un’espressione rituale per produrre una risonanza nella memoria; epifanie e apofenie, apparizioni transitorie, catturate tendendo agguati fotografici a particolari condizioni di luce – ombra, e prospettive dello sguardo personali, che fanno germinare figure da forme casuali. Stupore e incanto attivano le relazioni e l’immaginazione dell’osservatore affinché il visibile e l’invisibile possano comporre in uguale misura l’immagine.

Con Corpoceleste EB produce una geografia del territorio in cui vive e al contempo porta avanti una fenomenologia della sua personale percezione, con queste attività invita lo spettatore a partecipare sia alla co-creazione dei suoi paesaggi che alla significazione della sua fotografia. Con l’atteggiamento militante di che cerca di far corrispondere le azioni alle idee e la sensibilità di un poeta che scorge senso oltre il visibile, individua in modo affine alla Ortese, un’altra possibilità di immaginare la Terra, fra “una palla scura, terrosa, niente affatto aerea” e un “corpo celeste, o oggetto del sovramondo”: un’entità viva da ripensare assieme.