allestimento, curatela

COSMOGRAFIA

COSMOGRAFIA

esposta dal 26 al 28 aprile e 3-4 maggio 2024 in via dei Due Gobbi 1 – Reggio Emilia

Festival della Fotografia Europea 2024 | Circuito OFF  > (official web page)

>  PREMIO “MAX SPREAFICO” per il MIGLIOR PROGETTO CIRCUITO OFF 2024

Progetto artistico, allestimento, curatela e testo: Taryn Ferrentino

Fotografie: Giulia Flavia Baczynski, Errico Baldini, Rossella Di Micco, Iara Di
Stefano, Arianna Lerussi

Paesaggio sonoro: Giulio Vetrone

Disegni: Marco Sergiampietri

Opere in vitro: Alfonsina Sica

Consulenza realizzazione suoli (terrari): Monica Fantini

Collaborazione: Rosalba Maio

COSMOGRAFIA

La Terra, come principio e prospettiva ultima, è ripensata collettivamente attraverso le visioni molteplici di fotografia e arti visive, affiancate da un progetto curatoriale e da altri saperi teorico-pratici. SUOLOcollettivo genera alleanze mentre prepara la resistenza dell’immaginario.

SUOLO: per rifletterci nella necessaria inalienabilità degli ecosistemi e delle risorse non rinnovabili. Suolo, come strato della crosta terrestre in cui risiede la vita e dove le attività antropiche si incagliano nella geologia; per connetterci al tempo che la miscela organico-minerale impiega a originarsi dalla roccia madre; quale superficie da camminare, nel senso etimologico trattenuto dalla radice sanscrita sad (à-sad-àmi: vado, accedo) da cui il greco odòs (via, cammino, ma anche oydòs: soglia) e il latino sòlum, che nella nostra lingua si sdoppia in “suolo” e “solo”. Facendo vibrare i nostri sensi con quelli della parola suolo, indaghiamo la possibilità di costruire immaginari terrestri condivisi a partire da esperienze del paesaggio singolari e immersive.

RACCOLTA: La nostra pratica comincia in solitaria, camminando un paesaggio per pensarlo mentre ne formiamo parte. Andiamo dove terminano i sentieri per allevare la capacità di riconoscere tracce. Sperimentiamo smarrimento e appartenenza. Tentiamo corrispondenze, immaginiamo segni, esercitiamo la pareidolia. Costruiamo culture in relazione a specie vegetali e animali. Disimpariamo il nostro mondo per crearne altri, infinitamente piccoli e illimitatamente grandi. Spiamo storie minerali, interroghiamo morfologie, supponiamo geologie. La natura inorganica dei luoghi provoca reazioni nei processi cognitivi, la chimica irrompe nelle divagazioni, le rocce ci congiungono al tempo profondo. L’infinito fuori diventa spazio relazionale dislocato dalla comunicazione duale, di cui proviamo a essere medium narrativi. Rintracciamo storie come piste da seguire, catturiamo immagini buone da pensare e raccogliamo visioni concrete, le mettiamo in comune affinché non rimangano intrappolate nelle nostre geografie individuali. Il racconto è prima raccolta poi unione. I “pensieri del paesaggio” messi assieme non sono più frammenti decontestualizzati che provengono da tempi e luoghi dispari e, anche nella moltiplicazione di tracce che precede la narrazione, somigliano già ai personaggi di una stessa avventura. Come degli objet trouvé portano impressa un’esistenza precedente che risuona per contatto.

COSMOGRAFIA: La tavola su cui disponiamo i “pensieri del paesaggio” è una geografia insulare posta al centro di un ambiente, chiede all’osservatore di essere convitato e di partecipare alla composizione. La disposizione complanare, memoria di Arazzo Millefiori o di Bilderatlas Mnemosyne, è un moltiplicatore di trame che permette al racconto di snodarsi fra un oggetto a un altro lungo tracce plurime e irripetibili. Ciascuno procede per accostamenti successivi che rivelano ciò che non è visibile, non perché assente, ma perché si mostra solo attivando connessioni, facendo vibrale i “pensieri” fra loro. In tal senso gli interstizi fra oggetti non sono discontinuità, ma prossimità, che fanno della tavola un suolo-soglia, un tramite fra lo spazio reale e quello immaginato. Fotografie, assemblaggi organici, resti e concrezioni minerali si attraggono reciprocamente per produrre qualcosa che eccede la loro somma e al tempo stesso riporta all’unità, qualcosa come una molecola gigante, o come la Terra. L’opera intera funziona allora come un tableau révélant o una superficie di deterritorializzazione che produce degli altrove per eterogenesi. È un paesaggio topologico autorigenerantesi all’infinito che traligna dai paesaggi iniziali, eppure li contiene tutti. Una cosmografia per comporre e ricomporre racconti possibili, per costruire immaginari condivisi che cominciano e finiscono sulla Terra.

SUOLOcollettivo nasce in Italia nel 2023, su progetto di Taryn Ferrentino (Napoli, 1972) “Le Officine – spazio dedicato” che ne è curatrice e progettista degli allestimenti. Accorpa fotografia, arti visive e altri saperi teorico-pratici. Ne fanno parte come fotografe/i: Giulia Flavia Baczynski (Verona, 1982), Errico Baldini  (Islington GB, 1963), Rossella Di Micco (Benevento, 1982),  Iara Di Stefano (Roma, 1979), Arianna Lerussi (Udine, 1986).

I paesaggi sonori sono composti da Giulio Vetrone (Benevento, 1970).

Per l’edizione dell’OFF di Fotografia Europea 2024 collaborano all’esposizione con le proprie opere: Monica Fantini (Reggio Emilia, 1974) scienziata ambientale e progettista di giardini, Marco Sergiampietri (Genova, 1987) illustratore, Alfonsina Sica (Solofra AV, 1996) artista.

GAZZETTA DI REGGIO EMILIA, lunedì 6 maggio 2024
IL RESTO DEL CARLINO, martedì 7 maggio 2024