curatela

STORIE DI LUPI

STORIE DI LUPI è stata esposta più volte fra cui:

2016 | contest Tra i vicoli di Cautano, Cautano (BN)

2017 | come “E-PI-FA-NÌ-E”, Reggio Emilia all’interno di:

Festival della Fotografia Europea 2017 | Circuito OFF in via Roma  > (official web page)

Progetto artistico, curatela e testo: Taryn Ferrentino

Fotografie, installazione, video: Errico Baldini

Collaborazione: Rosalba Maio

La narrazione come strumento interpretativo e conoscitivo è il senso di questa installazione, essa è espressione di cultura che custodisce valori e visioni del mondo. Attraverso le narrazioni diamo senso e significato all’esperienza vissuta e orientiamo le azioni successive: è così che intessiamo un ordine trasversale fra tutto ciò che abbiamo appreso, capace di rompere il carattere statico e concluso dei saperi. In tal senso “Storie  di lupi“ si propone non solo come indagine su luoghi, territorio e memorie legate ad essi, ma anche come percorso introspettivo per l’individuo a confronto con sé stesso.

Errico Baldini attraverso modalità espressive contemporanee narra l’esistere lieve e segreto della natura in relazione ai luoghi, condensandolo in uno sguardo che è assieme stupore per il suo manifestarsi poetico e inadeguatezza di fronte alle inesorabili regole. Come a voler attualizzare il mito romantico incontriamo la vertigine degli spazi aperti e la serena visione del cielo solcato da un volo, un legno d’ulivo segnato da rughe come un volto dal tempo e i bianchi cavalli immoti che lì sembrano sostare in eterno.

La narrazione si dispiega all’interno di uno giardino (hortus) ammagliato nel tessuto antico del centro di Cautano, affinché con i racconti di quei luoghi la sperimentazione artistica possa confondersi e scambiarsi. L’hortus  è  residuo di naturalità, spazio scenico e arca di Noè, accoglie case di uccelli come ultimo rifugio di una memoria che sfugge e lupi quale simbolo di una natura che non si vuole del tutto domesticare. Disponendosi alla contemplazione e superando la soglia dell’inatteso è possibile percepire il senso profondo dell’opera: l’incanto di uno spazio inteso come luogo di ogni possibile rappresentazione.